MENU’ GASTRONOMICO

Composizione del menù:

— Gli antipasti devono essere leggeri e in quantità non eccessiva,

— Occorre evitare di presentare, come piatti di portata, qualità di cibi che già figuravano negli antipasti, anche se con diversa preparazione.

— La carne bianca deve precedere la carne rossa e nera, il pesce deve precedere la carne.

— Una salsa bianca deve precedere una salsa bruna.

— La stessa qualità di verdura non deve comparire due volte nello stesso menù.

— I piatti di verdura possono essere uno o due (mai di più); se si tratta di legumi dal sapore e dal profumo molto accentuati (come cavolini di Bruxelles, cipolle, barbabietole, che qualche convitato può non gradire), si serva anche un contorno gradito praticamente a tutti, come le patate.

— Non bisogna servire più di una insalata; soltanto nel caso in cui si tratti di « insalata composta » con maionese si può preparare anche un’insalata « di stagione », cioè verde.

— La frutta va sempre servita alla fine del pranzo.

— E infine una regola generale, valida tanto per le pietanze che per i vini che le accompagnano: ricordate che l’amaro precede il secco, il secco il dolce; il salato precede il dolce; il meno alcolico precede il più ‘ alcolico; il meno dolce il più dolce; il più leggero precede il più robusto; il meno profumato, il più profumato; in genere, il meno saporito precede il più saporito.

LA PRESENTAZIONE

La presentazione, questo atto così frequente e spesso così mal compiuto, segue sempre la stessa regola: si deve presentare la persona di minor riguardo alla persona di maggior riguardo, cioè la più giovane alla più anziana, l’inferiore al superiore, l’uomo alla donna, e mai viceversa.

Le formule base sono le seguenti:

« Signora, permette che le presenti l’ingegner Ghezzi? » e rivolgendosi all’ingegnere: « La signora Colombo ».

Oppure:

« Carissima, ti presento l’avvocato Bianchi. La mia amica, contessa Verdi». «Commendatore, posso presentarle il ragionier Rossi? Il commendator Turchini. »

In una presentazione regolare, ai nomi delle persone si fanno precedere i titoli (nobiliari, accademici, onorifici): mai più di uno per persona, comunque. I sottotenenti, viceammiragli, sottoprefetti, ecc. vanno citati senza il prefisso diminutivo; verranno cioè presentati col grado superiore (di tenente, ammiraglio, prefetto): promozione a uso di mondo.

A una signora che per sua nascita abbia un titolo nobiliare più alto di quello del marito, si dà il titolo del marito.

Le parole standard che accompagnano la presentazione sono:

« Molto lieto », «Piacere», «Fortunatissimo » (quest’ultima un po’ buffa), « Onoratissimo » ( che ha un vago sapore ironico).

Oggi sono tutte formule un po’ scadute, in quanto meccaniche e stereotipate. O si dice una frase intera e possibilmente sincera:

« Desideravo molto conoscerla », « Finalmente la conosco, dopo aver sentito tanto parlare di lei» (ma attenzione che non possa suonare come una malignità), oppure non si dice niente; ci si limita a ripetere il proprio nome, se chi ci presenta l’ha storpiato o smozzicato e a sorridere cordialmente, guardando in faccia la persona a cui si stringe la mano.