ASCIUGARE I PIATTI

Per ottenere piatti brillanti senza asciugarli uno per uno con lo strofinaccio, è necessario che non solo la lavatura ma anche la sciacquatura sia stata eseguita in acqua corrente calda: questa, evaporando quasi istantaneamente a contatto con l’aria , lascerà le superfici terse e brillanti senza alcun deposito. In caso contrario le stoviglie, se lasciate ad asciugare all’aria, risulteranno opache e striate dalle gocce d’acqua. Poiché sciacquare le stoviglie in acqua corrente calda è piuttosto costoso e non sempre possibile, quando se ne ha  il tempo, è bene asciugare piatti, bicchieri, posate e pentole con gran cura.

Gli strofinacci da cucina debbono essere in tessuto che non lasci peli e assorba bene l’acqua. Specie se, la famiglia è numerosa e le stoviglie da asciugare sono tante, converrà tenere sempre appesi in cucina tre diversi tipi di strofinacci per evitare ad esempio di asciugare il cristallo dei bicchieri con il cencio adoperato per le pentole; oltre a tutto gli strofinacci dureranno puliti più a lungo.

Per i cristalli, l a porcellana e il vetro scegliete strofinacci di lino; per l’argenteria e le posate in genere scegliete strofinacci di cotone o misti cotone e lino; per le pentole e le terraglie preferite gli strofinacci di canapa o misti canapa e cotone.

Molto pratici, inoltre, sono gli speciali strofinacci in pelle sintetica: si inumidiscono, si strizzano e servono ad asciugare tutti i tipi di stoviglie. Il loro costo non è eccessivo, la durata buona: inoltre questi cenci non richiedono cure particolari; basta, di tanto in tanto, farli bollire in un poco di acqua e sapone.

In casi di emergenza, inoltre, potete valervi delle salviette di carta, il cui uso è ormai normale ed il costo accessibile. Dopo l’uso vengono buttate via risparmiando la lavatura di molti strofinacci da cucina.

I SAPONI DA BUCATO

 

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I saponi da bucato si trovano in commercio generalmente in pezzi rettangolari o quadrati; è bene dare la preferenza a quelli compatti, leggeri e molto asciutti. Tenete inoltre presente che non c’è convenienza nell’acquistare il sapone a peso, se non quando è veramente secco; quando è molto umido si paga anche l’acqua che contiene. Il colore e l’odore dei saponi variano a seconda dei grassi con cui sono stati preparati; essi sono, in genere, degli elementi indicativi della qualità del prodotto e vanno tenuti in debito conto.

Saponi bianchi – Sono confezionati con olio di ricino, di cocco , hanno odore gradevole e sono di buona qualità; sono indicati per biancheria di cotone e lino.

Saponi di colore giallo – Preparati con olio di girasole o di colza, hanno odore gradevole e sono di buona qualità; preparati invece con grassi animali, hanno odore leggermente sgradevole e sono di qualità più scadente. Sono indicati per lavare tessuti resistenti.

Saponi di colore giallo oro – Sono generalmente preparati con olio di lino, di mandorla, di papavero e simili; sono di buona qualità e hanno odore gradevole; lavano ogni tipo di tessuto (cotone,lino,ecc.).

Saponi di colore nocciola – Sono quasi certamente preparati con olio di sesamo; la qualità è buona e l’odore è gradevole; l’uso è lo stesso indicato per i precedenti.

Saponi di colore bruno – Sono preparati con oli di origine animale, e il loro odore è poco gradevole. Essi sono indicati per i tessuti robusti come il cotone, la canapa, ecc.

Saponi per seta, lana e delicati – Per questi tessuti sono in commercio saponi speciali detti neutri, cioè preparati in modo che non vi sia eccesso di soda. Questi saponi sono messi in vendita in confezioni che recano scritto l’uso a cui sono destinati (speciale per seta …….) e dopo l’uso, vanno conservati con cura: si passano rapidamente sotto l’acqua corrente, si fanno sgocciolare nel portasapone traforato e si ripongono, poi, nell’apposita scatola di plastica.

IL CANE E LE SUE UNGHIE

Le unghie del cane vanno tagliate solo se sono tanto lunghe da incurvarsi fino a penetrare nel polpastrello. Si faccia però attenzione, perchè tagliando le unghie a un cane è facile intaccare dei vasi sanguigni, da cui potrebbe uscire una piccola emorragia, pertanto sarebbe meglio usare in luogo delle forbici l’apposito tronchesino. Nel caso che l’emorragia si verifichi comunque, arrestatela con cotone emostatico. Nei cani che fanno vita all’aperto le unghie si consumano spontaneamente; quindi per evitare l’inconveniente delle unghie lunghe e incarnate si dovrà portare fuori spesso l’animale. Comunque, quando si hanno dei dubbi è sempre meglio consultare il veterinario di fiducia.  

COME FARE UNA INIEZIONE INTRAMUSCOLARE

La sede dell’iniezione – L’iniezione si esegue nella metà esterna dellaINIEZIONE,SIRINGA,MUSCOLI,BATUFFOLO,COTONE,DISINFETTANTE,AGO, zona che si trova sopra l’inizio del solco intergluteo (vedi foto). La persona cui si deve praticare l’iniezione starà sdraiata con la faccia in giù, con i muscoli dell’arto inferiore completamente rilassati. Scelta la sede dell’iniezione (nelle cure continuative è buona norma alternare ogni volta il lato), si procederà alla sua disinfezione mediante un batuffolo di cotone sterile imbevuto di disinfettante, frizionato energicamente sulla parte.

L’esecuzione dell’iniezione – Dopo la disinfezione si tenderà un tratto di pelle tra il pollice e le dita della mano sinistra, mentre con la destra si impugnerà la siringa come una penna e si introdurrà l’ago in profondità perpendicolarmente e con un colpo solo, più o meno al centro della zona disinfettata. Naturalmente per acquistare la sicurezza dell’esecuzione, è necessario un pò d’esercizio. Tutto l’ago o quasi, deve penetrare nella cute e nel sottostante muscolo, a meno che la persona a cui si pratica la iniezione sia molto magra. A questo punto, prima di iniettare il liquido, bisogna praticare con il pistone una leggera aspirazione, indispensabile per accertarsi che la punta dell’ago non sia penetrata per caso in un vaso sanguigno; se ciò è avvenuto si vede entrare nella siringa un pò di sangue. Se l’ago penetra in un vaso va ritirato prontamente e l’iniezione ripetuta in un altro punto, dopo averlo ben disinfettato. se non si ha fuoriuscita di sangue, si può iniettare la soluzione e lo si deve fare con dolcezza, senza eccessiva fretta, specie se la quantità del liquido da iniettare è notevole (dai 5 cc. in su).

Dopo l’iniezione –Terminata l’iniezione, si ritira rapidamente l’ago con la siringa e si procede a una nuova disinfezione della parte effettuando contemporaneamente un leggero massaggio, che può essere essere prolungato in caso di liquido oleoso. 

TESSUTI PER ASCIUGAMANI

La spugna: morbida al tatto e assorbente al cento per cento, è tanto più durevole quanto più folta. Si trova in vari tipi che danno tutti affidamento, perciò la scelta è una questione di gusti. I diversi tipi sono: la comune spugna idrofila; quella inglese pesante fittissima; quella americana rasata e molto morbida; quella francese a lunga fibra ritorta; quella italiana resistentissima; la ciniglia che è la spugna più lussuosa: bella folta vellutata.

Il lino e il misto lino: sono consistenti e non rigidi. Ve ne sono 3 tipi: – tipo a disegno jacquard (si pronuncia giacàr) in colore delicato su fondo bianco, oppure a disegno pieno, cioè su tutta l’estensione dell’asciugamano, escluso il bordo; – tipo <<crespo>>, in tinte pastello o in bianco, ornato da un ajour basso. Meglio scartare gli ajours più elaborati che, pur essendo bellissimi, sono delicati al lavaggio. Gli asciugamani di questo tipo, controluce, non devono essere trasparenti; – tipi trattati a <<nido d’ape>> o <<occhio di pernice>> devono risultare piuttosto pesanti.

Il cotone: sceglietelo a <<nido d’ape>> piccolo o gigante a patto che sia veramente compatto.   

PUNTO CATENELLA E VARIAZIONI

Il punto catenella è fra i primi a essere insegnato, a chi vuole imparare a cucire, data l’estrema facilitàpunto catenella.jpgdella sua esecuzione. Può seguire qualsiasi tracciato, ma si presta soprattutto all’esecuzione di disegni stilizzati (volute, spirali, fiori, foglie) e di cifre. Se si esegue procedendo dall’alto verso il basso: si fa uscire l’ago sul diritto del lavoro all’inizio del disegno, quindi lo si punta nello stesso foro da cui è uscito e lo si fa uscire un’altra volta tre o 4 fili più in basso (fig.4), passando però il filo intorno all’ago prima di estrarlo dal tessuto (fig.5). Ne risulta un anellino simile appunto alla maglia di una catena. Si rimette poi l’ago nel punto da cui è uscito e si continua sempre così (fig.6). E’ bene usare cotone non troppo sottile, affinchè il punto abbia un bel risalto. Si possono ottenere catenelle più larghe infilando l’ago, invece che nel foro da cui è uscito, due o tre fili più a destra, facendolo uscire sempre in basso (fig.7). Altra variazione di questo punto è la catenella a zig zag, che si ottiene facendo uscire l’ago ora due fili più a destra e ora due fili più a sinistra (fig.8). E’ il punto che si usa di solito su tracciati diritti quando si si eseguono delle bordure ( orlo, margine, bordo ).