LE UOVA

A CHI FANNO BENE – Le uova possono venire vantaggiosamente utilizzate nella dieta infantile (a partire dal diciottesimo mese), nei regimi dietetici degli ammalati (salvo rare eccezioni) e dei convalescenti, e soprattutto di coloro che svolgono un’intensa attività quotidiana sia fisica che intellettuale. In pratica, quindi, possono essere consumate a tutte le età; è opportuno limitarle soltanto nell’età inoltrata, quando la colesterina, di cui sono ricche, può favorire le alterazioni vasali che conducono all’arteriosclerosi.

A CHI NON FANNO BENE – Le uova si sconsigliano solo nei casi di infiammazione alla cistifellea, o quando vi sia una particolare intolleranza individuale. Al di fuori di questi casi, le uova possono sempre essere consumate, s’intende con una certa misura.   

L’ARIA CHE RESPIRIAMO

L’aria inquinata danneggia veramente la nostra salute?

Ogni individuo che esamini a fondo la propria pelle, soprattutto durante l’inverno, si accorge subito che l’aria inquinata la rende opaca e asfittica. Ma i danni più gravi l’aria inquinata li produce all’apparato respiratorio. I medici affermano che nelle città, molti individui ancora in giovane età hanno già visibilmente compromessa la loro capacità respiratoria. Infatti i gas e i fumi di scarico delle auto, delle caldaie dei condomini, delle ciminiere, ecc., respirati per anni e anni, finiscono per lasciare negli alveoli polmonari una specie di deposito che con il tempo può arrivare a compromettere seriamente la funzione respiratoria. Ma insieme a fumi visibili, i polmoni assorbono anche i gas invisibili, tra cui i benzopirene, e i composti del piombo, assai nocivi al fegato. L’aria inquinata inoltre, debilitando l’organismo, crea un ambiente assai favorevole alle malattie e allo sviluppo dei germi.

LAVORO SEDENTARIO – DIETA E ACCORGIMENTI

la quantità di calorie giornaliere per un lavoratore sedentario non deve essere troppo abbondante: il fabbisogno medio giornaliero si aggira sulle 2000/2200 calorie al giorno. Per quanto riguarda la qualità dei principali alimenti, i grassi devono essere ridotti allo stretto necessario perchè di digestione piuttosto lenta; molto più indicati i carboidrati e le proteine, più facilmente assimilabili. E’ importante che l’alimentazione sia poco voluminosa e composta di cibi leggeri. Quando per evitare che l’ingombro eccessivo prolungato dello stomaco provochi la caratteristica sonnolenza che coglie dopo pranzo e per evitare inoltre al fegato e ai reni un gravoso lavoro di eliminazione delle scorie. Meglio perciò limitare il consumo dei piatti a base di cereali e farinacei pesanti (polenta, legumi secchi, pane fresco, ecc.) sostituendoli con verdure, riso crackers o pane tostato. Ma soprattutto bisogna limitare le carni grasse, gli insaccati, la selvaggina, i fritti, gli intingoli e in generale gli alimenti che richiedono una laboriosa digestione. per non affaticare lo stomaco, che già è predisposto all’impigrimento dalla vita sedentaria che la persona conduce, è preferibile, che i pasti siano di piccolo volume e frequenti nella giornata. Il pasto di mezzogiorno, specie se si desidera ottenere un miglior rendimento mentale nelle ore pomeridiane, va ridotto a vantaggio di una sostanziosa colazione del mattino e di una buona cena. ogni tanto, a metà mattina e a metà pomeriggio, sarà bene integrare la dieta con piccole quantità di alimenti sostanziosi, come biscotti, zucchero, marmellata in inverno. Bevanda dolce, della frutta fresca, un buon gelato o un suco di frutta in estate. Queste piccole razioni alimentari aiutano la mente e l’organismo senza affaticare lo stomaco e forniscono al tempo stesso una buona quantità di vitamine e di sostanze energetiche.

LA PRIMA RUGA

Per molti di noi le rughe rappresentano il nemico più temibile, dal quale bisogna sempre difendersi e chi si vorrebbe eliminare, definitivamente. Ansiosi e irragionevoli, attendiamo il preparato capace di compiere questo miracolo; intanto proviamo questo equel prodotto, dimenticando che la cosa indispensabile ed essenziale per prevenire le rughe è,  prima di tutto, la serenità. La prima causa che determina le rughe è, l’età e il conseguente invecchiamento dei tessuti. Ma, se ci guardiamo intorno, scopriamo che anche persone giovanissime, a volte, hanno il viso sciupato e solcato da rughe. La spiegazione è semplice: la pelle è un organo che vive, si nutre, respira, e ha un suo ricambio. Se, nella sua “attività”, si crea uno squilibrio, esso si manifesta anche nel rilassamento dei contorni del viso, e nella formazione delle rughe. Le rughe, dunque, sono spesso il campanello d’allarme di uno stato di salute anormale. Causano le rughe l’esaurimento nervoso, l’insonnia e la tensione eccessiva, le cure dimagranti troppo rapide che debilitano l’organismo, l’alimentazione poco razionale o monotona o povera di vitamine, i disturbi di fegato e di circolazione. Oltre alle cause “interne” che sono di competenza medica prima che estetica, influiscono sulla formazione delle rughe molte cause esterne. La cattiva abitudine di aggrottare la fronte e di strizzare gli occhi, magari per non portare gli occhiali, il fumo eccessivo, l’esposizione al sole, al freddo, al vento senza un’adeguata protezione (occhiali scuri,creme), l’uso di saponi scadenti o di prodotti troppo alcolici. A queste cause si aggiunge, spesso, un difetto di struttura: certi visi, per la loro conformazione sono predisposti al rilassamento anche in età giovanile, poichè sono costruiti in modo da non sostenere a lungo i tessuti cutanei.  

LA GOTTA

Un tempo si riteneva che la gotta fosse la malattia dei ricchi: certamente la ricca ed elaborata cucina delle mense signorili può favorirla, ma di solito le malattie non fanno distinzioni fra le classi sociali e la gotta colpisce anche chi è abitudinariamente controllato nell’alimentazione. La gotta è provocata da un’alterazione del ricambio dell’acido urico. L’acido urico è un componente normale dell’organismo o più precisamente una scoria del metabolismo dei nucleoprotidi. Queste proteine sono contenute, come dice il nome, nei nuclei delle cellule e si trovano in abbondanza in quegli alimenti, provenienti dal regno animale, che contengono molte cellule e perciò molti nuclei, come il cervello, il fegato, gli estratti di carne, le uova di pesce, ecc. Questi alimenti, una volta digeriti, vengono scissi dall’organismo nei loro componenti essenziali, che sono le proteine e le basi puriniche: queste ultime successivamente sono trasformate dal fegato in acido urico. Accanto a questo acido urico detto esogeno perchè proveniente dai cibi introdotti con l’alimentazione, c’è anche una parte di acido urico, detto endogeno, che deriva dalla distruzione normale delle cellule dell’organismo. Ogni nostra cellula, infatti, ha un determinato periodo di vita, trascorso il quale viene sostituita da altre più giovani: anche nei nuclei delle nostre cellule vi sono dei nucleoprotidi, e da essi deriva l’acido urico endogeno. L’organismo si libera dall’acido urico, sia esogeno sia endogeno, con l’aiuto del fegato: questo organo immette nel circolo sanguigno la scoria e quando il sangue viene filtrato dai reni, l’acido urico passa nelle urine. Nel sangue l’acido urico raggiunge di solito la concentrazione di 2-4 milligrammi%, ma subito dopo un pasto ricco di nucleoprotidi può raggiungere  anche i 5-6 milligrammi. Con le urine se ne elimina ogni giorno circa mezzo grammo, ma una persona che abbia mangiato una buona quantità di alimenti ricchi di nucleoprotidi può eliminarne fino a circa 2 grammi in un giorno. Con l’iperuricemia, il rene non riesce a eliminare come al solito l’acido urico presente in circolo nel sangue; nelle urine allora se ne trova molto meno mentre aumenta notevolmente la sua concentrazione nel sangue; i reni non svolgono più la loro normale funzione. Di questo problema ne soffrono con maggior frequenza le persone con predisposizione ereditarie, il sesso maschile. L’alterazione della funzione dei reni è sempre favorita dagli eccessi dietetici e dalla vita sedentaria. Il destino di questo acido urico che resta in circolo nell’organismo in quantità esagerata: è quello che tende a depositarsi sotto forma di sali (urati) in alcuni tessuti cartilaginei e in particolare in quelli che circondano e formano le articolazioni. La deposizione di urati, dapprima molto lieve, a lungo andare cresce di volume, fino a formare delle concrezioni, ossia dei veri corpi estranei nell’articolazione, detti tofi, visibili anche dall’esterno sulla pelle. I tofi sono la manifestazione più evidente dell’affezione morbosa che va sotto il nome di gotta, caratterizzata anche da attacchi periodici del male in particolari zone del corpo quali alluce, caviglia, tallone, ginocchio e mano.

CIRROSI EPATICA – CHE COSA E’

Per renderci conto che cosa sia la cirrosi epatica occorre parlare brevemente dell’anatomia del fegato. Quest’organo, che riveste un’importanza capitale per la nostra vita, può essere considerato come un’enorme ghiandola formata da tanti piccoli lòbuli non più grandi di un millimetro. Ciascuno di questi lobuli a sua volta è fermato da numerose e caratteristiche cellule poliedriche che circondano una piccola ma fitta rete di capillari sanguigni e di canalicoli biliari. Ogni lobulo funziona come un minuscolo laboratorio: esso riceve dal sangue le sostanze nutritizie con cui elabora il glicògeno, che immagazzina nelle cellule epatiche, e la bile, che, raccolta dagli appositi canalicoli, viene avviata alla cistifellea per collaborare alla digestione e alla assimilazione degli alimenti. Facciamo ora l’ipotesi che una sostanza tossica arrivi al fegato; le prime a soccombere sono le delicate cellule epatiche che, distrutte, si trasformano in cellule di tessuto connettivo fibroso e data la loro maggiore consistenza, finiscono per comprimere e deviare fuori dal lobulo i vasi sanguigni, i canalicoli biliari, eccetera. Il lobulo perde così la sua funzionalità, non produce glicogeno, non produce bile, diviene insomma una masserella amorfa del tutto inutile. Se il processo tossico continua, poco alla volta tutti i lobuli divengono inutilizzabilie, mentre viene a mancare la funzione base del fegato, vale a dire produzione  di bile e glicogeno, i vasi sanguigni piccoli e grandi che lo attraversano, compressi e strozzati dalla massa invadente del connettivo, finiscono con il bloccare il passaggio del sangue con stati di liquidi e aumento di sostanze tossiche. Questo è il processo con cui si instaura e decorre una crisi epatica. 

LA FORFORA

I capelli possono essere i migliori alleati, ma anche i peggiori avversari, della nostra bellezza e della nostra psiche. Troppo importanti per essere trascurati, i capelli richiedono le nostre cure più scrupolose e più assidue. Dobbiamo imparare a conoscerli a fondo per poterli curare a dovere e correggere a poco a poco, se  è necessario i loro difetti. Quello più fastidioso, soprattutto alla vista è: la FORFORA –   anche questo noioso, sgradevolissimo disturbo ha sempre una causa organica; a volte è il cattivo funzionamento del fegato o dell’intestino, a volte un’anormale circolazione del sangue, una dieta sbagliata o un’alterazione nervosa. Ma oltre alle cure suggerite dal medicoc’è un vecchio modo, ma efficace, di combattere la forfora: un regime di pulizia accuratissimo. I lavaggi devono essere frequenti e scupolosi, basati più che altro su un energico massaggio della cute ( per rimuovere lo strato di forfora che soffoca i capelli alla radice ) e conclusi da insistenti risciacquature. Prima e dopo lo shampoo, spazzolatevi con cura. ogni sera, prima di coricarvi, massaggiate a lungo la cute con una lozione speciale antiforfora. Anche lo shampoo, naturalmente, deve essere di tipo speciale, antiforfora e battericida. Prima di usare qualsiasi cosa che venga a contatto con i vostri capelli, assicuratevi sempre che siano perfettamente puliti. Ora ricordate che, qualunque cura, qualunque rimedio abbiate messo in pratica per migliorare la salute e la bellezza dei  vostri capelli, non dovete aspettarvi miracoli. Anche in questo campo, ci vuole pazienza e costanza; i risultati sono lenti ma sicuri.   

LA CIRROSI EPATICA

La Cirrosi Epatica chi colpisce? Vi è una certa predisposizione individuale ad ammalarsi di cirrosi epatica. Le persone di sesso maschile generalmente sono le più colpite ma ,in questi ultimi  anni, le donne sono cresciute in modo considerevole. E’ importante comunque tenere presente che il 60% circa dei cirrotici risulta affetto da alcolismo cronico, per cui l’abuso di alcool viene considerato una delle cause  prime dell’insorgere della malattia. L’alcool in eccesso, infatti, dando luogo ad alterazioni gastriche e quindi a ridotte capacità digestive, favorirebbe la produzione di sostanze tossiche che sarebbero la causa di sofferenza e morte delle cellule epatiche. Con il medesimo meccanismo, vale a dire per il prodursi di prodotti tossici, ma in misura meno frequente, possono essere causa della cirrosi l’epatite virale, la stasi biliare dovuta a occlusione della cistifellea per cause diverse ( alcool, catarro, eccetera), le malattie infettive, la sifilide, la malaria, la tubercolosi, la cattiva nutrizione e le carenze vitaminiche protratte.